Manutenzione straordinaria su casa di fondazione della tipologia GRA-M.
Luogo: Via Risorgimento, Carbonia (SU)
Anno: 2018
Committente: privato
Budget: 30.000,00€
Progettisti: arch. Gabriele Casu, ing. Emanuele Piras
D.LL.: arch. Gabriele Casu, ing. Emanuele Piras
Ditta appaltatrice: Greenlab srl
Il fabbricato è situato all’interno del centro matrice del Comune di Carbonia (CI).
Modifiche interne consistenti nella demolizione di muratura portante tra l’attuale soggiorno e la camera da pranzo e realizzazione di nuovo portale architravato con n. 2 travi in acciaio tamponate con cartongesso all’intradosso, sul quale sono stati installati i faretti per l’illuminazione.
Risanamento delle murature ammalorate dall’umidità di risalita mediante applicazione di ciclo di intonaco di calce resistente ai sali e macroporoso.
Realizzazione di nuova pavimentazione interna, sostituzione di infissi, inclusi avvolgibili e cassonetti isolati termicamente.
Le opere sono state eseguite per quanto possibile con le tecniche della bioedilizia, utilizzando materiali naturali a base calce per quanto riguarda intonaci e finiture, materassini in lana di pecora sarda per l’isolamento acustico delle pareti interne e infissi in legno ad alta prestazione con materia prima proveniente da foreste a taglio controllato (certificazione FSC).
Prototipo sperimentale di padiglione ad alta tecnologia in bambù, acciaio e pannelli fotovoltaici
Luogo: Olivetta San Michele (IM)
Anno: 2009
Committente: Comune di Olivetta San Michele (IM)
Budget: 50.000,00€
Progettisti: Utopieralizzabili (arch. Alex Riolfo, arch. Diego Pedemonte, ing. Daniele Di Martino)
D.LL.: arch. Alex Riolfo
Lavori: arch. Gabriele Casu, arch. Giuseppe De Nunzio
La scelta di realizzare un padiglione sperimentale in bambù, acciaio e solare fotovoltaico nasce dall’interesse maturato negli anni intorno alle potenzialità d’uso del bambù come materiale da costruzione.
L’uso di materiali alternativi “non convenzionali” come il bambù, graminacea dalle ottime prestazioni fisico-meccaniche e con elevatissimi parametri di sostenibilità ambientale, è frutto di ricerche progettuali, realizzazione di prototipi sperimentali e oggetti di design avvenute nel tempo.
Il padiglione, dopo la sua prima esposizione al Congresso Mondiale degli Architetti (UIA), tenutosi al Lingotto di Torino nel luglio 2008, è stato definitivamente installato a Olivetta S. Michele, piccolo comune del ponente ligure (IM).
La mancanza di norme sul territorio nazionale relative all’impiego di materiali e tecnologie “non convenzionali” e la totale assenza di specifiche certificazioni sui materiali, ha obbligato i progettisti a prove di laboratorio sul bambù, sviluppate dal Laboratorio DICAT della Facoltà di Ingegneria di Genova, sotto la supervisione dell’Ing. Stefano Podestà.
Tali prove hanno consentito la caratterizzazione meccanica del materiale e il suo impiego.
La realizzazione del prototipo sperimentale ha richiesto l’impiego di circa 350 culmi di bambù italiano della specie Phyllostachys Viridis Glauchecens delle dimensioni di 6 metri utili di fusto, con sezione resistente variabile tra i 50 e i 60 mm e spessori di parete non inferiori a 5 mm.
La costruzione si presenta come una grande “vela fotovoltaica” curva, composta e sorretta da strutture reticolari ad arco rampante realizzate in culmi di bambù disposti in fascio e giunti metallici.
La parte retrostante inclinata si sostiene a mezzo di pilastri reticolari di controspinta, sempre in bambù a fascio, rastremati al piede e ancorati a terra, come gli archi, con piastre metalliche studiate ad hoc per trasmettereal meglio gli sforzi al plinto di fondazione.
Le sue dimensioni, di ingombro risultano 12 m di lunghezza, 7,5 m di larghezza e 7 m di altezza esterna con quella utile interna massima pari a circa 5 m.
L’area di calpestio di 90 m2 è costituita da un piano sostenuto da bancali di recupero in legno (nei cui vuoti corrono gli impianti), finito con pavimentazione in legno di larice.
All’intradosso delle strutture, sul lato sud sotto i moduli fotovoltaici, una pelle in lamelle di bambù omogeneizza la percezione dello spazio interno definendo la volta rampante come superficie vibrante e avvolgente al tempo stesso.
Vele in tessuto leggero possono essere issate a piacere tra le campate proteggendo la navata dall’acqua meteorica.
Nel periodo estivo lo spazio interno, oltre a godere dell’ombreggiamento dovuto ai moduli fotovoltaici è climatizzato grazie a un velo d’acqua di recupero che, raccolta in vasche all’interno dell’ambiente, viene mantenuta in movimento attraverso un circuito aperto, a cascata.
Tutti i sistemi elettrici, compreso l’impianto di illuminazione a LED e le luci del parco limitrofo, risultano completamente alimentati dall’energia prodotta dal generatore fotovoltaico.
La progettazione degli elementi portanti e di tutte le parti strutturali del padiglione ha previsto l’impiego di connessioni non forate tra le canne, un sistema basato sulla tensione di serraggio dei lacci di giunzione in cavo d’acciaio, in grado di garantire l’attrito necessario a equilibrare le forze in gioco.
Si è scelto di impiegare bambù locale, coltivato e lavorato nel Nord Italia, in modo da garantire un elevato livello di sostenibilità dell’intero processo costruttivo.
Il sistema costruttivo è stato pensato in modo da utilizzare elementi a fascio composti da quattro culmi in grado di inglobare “stelle” metalliche di connessione, per migliorare la resistenza generale della struttura e allo stesso tempo garantire una agevole giunzione dei componenti senza forare la parete esterna delle canne. La solidarietà tra i culmi componenti il fascio è garantita da legature metalliche.
Gli elementi portanti sono stati assicurati alle fondazioni per mezzo di piastre inizialmente incernierate, in modo da permetterne l’issaggio, successivamente trasformate in incastri una volta completata la struttura.
Il morsetto è forse la parte tecnologica più innovativa del sistema: evita l’utilizzo di perni passanti ovviando al rischio di crak delle canne in corrispondenza di fori, garantisce una legatura più efficace e duratura di quella realizzata in fibra naturale o sintetica, permette un’agevole registrazione e manutenzione.
La realizzazione del padiglione ha comportato le seguenti fasi operative:
La costruzione è durata circa sei mesi, durante i quali una parte dell’opera è stata montata ed esposta al Lingotto di Torino, in occasione del UIA 2008, nella sezione “Off Congress”.
Le attività di cantiere si possono descrivere dividendole in quelle svolte in:
Una volta tagliate e stagionate ai margini del bosco, le canne di bambù sono state trasportate in officina dove hanno subito un trattamento di protezione contro gli agenti xilofagi e atmosferici tramite l’immersione in vasche contenenti una soluzione acquosa di solfato di ferro e rame.
Una volta tolti dalle vasche, i culmi sono stati puliti e “fiammati”, per migliorare l’elasticità, la resistenza meccanica, l’aspetto estetico e la protezione dagli insetti del materiale. Sono stati poi impregnati con saturante liquido a base di cere naturali, utile per la protezione da agenti atmosferici e dal fuoco.
In seguito si è proceduto con il taglio a misura dei culmi per la realizzazione di archi, pilastri, puntoni e collegamenti orizzontali.
Gli archi sono stati realizzati inserendo i fasci di 4 canne in apposite dime di metallo. Dopo aver inserito gli elementi metallici, necessari ai collegamenti tra gli archi all’interno dei fasci, i culmi sono stati legati con morsetti d’acciaio.
È seguita la costruzione dei puntoni e la posa dei cavi di controverntamento paralleli al piano degli archi. Ogni arco è suddiviso in 6 settori, delimitati dai puntoni, all’interno dei quali vi sono le croci costituite da cavetti metallici.
L’operazione di issaggio delle strutture portanti avvenuta in situ si è rivelata particolarmente delicata, poiché l’area di progetto non consentiva l’impiego di mezzi meccanici.
Una volta issati gli archi si è provveduto all’inserimento degli elementi di collegamento orizzontale, costituiti da culmi di bambù sempre a fasci di 4, alle cui estremità è stato praticato il taglio cosiddetto a “bocca di pesce”, tale da permettere alle singole canne di aderire perfettamente tra loro.
Alla chiusura dei controventamenti ha fatto seguito la posa dei pannelli fotovoltaici, previo l’inserimento di una struttura metallica a croce collegata agli archi a mezzo di molle d’acciaio capaci di garantire l’assorbimento degli sforzi indotti dal vento sulla superficie piana dei moduli fotovoltaici, dissipandone l’energia altrimenti trasmessa alle strutture.
I giardini possibili
Luogo: Comuni di Domusnovas, Musei, Iglesias e Villamassargia (SU)
Anno: 2021
Committente: Associazione Casa Emmaus Impresa Sociale,
Budget: 40.000,00€
Progettisti: APS progettobarega.org (arch. Gabriele Casu, arch. Giacomo Puddu, ing. Giampietro Tronci, Luigi Usai)
Grafica: arch. Gabriele Casu, arch. Giacomo Puddu, arch. Sebastian Peitta
D.LL.: arch. Gabriele Casu
I Giardini Possibili è un progetto altamente sperimentale sia per il valore sociale e il processo metodologico di inclusione progettuale attuato, che per la caratteristica territoriale che lo contraddistingue.
Per la prima volta nascono dal basso nel Sulcis-Iglesiente 4 progetti che seguono le medesime prassi e gli stessi modelli di riferimento paesaggistico e artistico per la rigenerazione di 4 distinte aree verdi urbane, ognuna contestualizzata nello specifico paese di inserimento.
Il progetto, proposto dall’Associazione Casa Emmaus, è stato selezionato nel 2018 tra gli 83 progetti finanziati in tutta Italia dal Bando Nuove Generazioni, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa minorile agendo sul benessere complessivo e lo sviluppo armonico dei minori.
L’idea è stata quella di prendere in carico sia i minori che il territorio, valorizzando la cosiddetta “periferia”, nei paesi di Iglesias, Musei, Villamassargia e Domusnovas.
L’obiettivo finale è stato quello di progettare e realizzare dei giardini pubblici condivisi multifunzionali, a partire dalle idee dei bambini, con la collaborazione dell’Orto Botanico dell’Università di Cagliari, dell’Agenzia Regionale Forestas, dell’associazione di artisti di arte contemporanea Cherimus e dei progettisti dell’associazione progettobarega.org.
Il processo che ha portato alla creazione dei 4 Giardini Possibili è stato di tipo partecipativo e ad alto carattere innovativo e sperimentale, sia per le modalità di coinvolgimento della cittadinanza nelle tematiche del progetto, sia per il processo operativo di inclusione dei diversi attori locali coinvolti nelle attività di progettazione.
E’ iniziato con una fase di formazione e sensibilizzazione verso le tematiche riguardanti le tipicità del contesto paesaggistico naturalistico locale, attraverso delle passeggiate didattiche aperte alla cittadinanza e rivolte soprattutto ai bambini e agli anziani dei comuni coinvolti.
Le tematiche affrontate sono state di carattere teorico e pratico, a partire dall’analisi condivisa del contesto paesaggistico locale finalizzata all’innalzamento del livello di consapevolezza sul contesto territoriale.
Questa fase di accompagnamento è stata guidata dagli esperti dell’A.P.S. progettobarega.org.
Il focus è stato indirizzato sulla valorizzazione dei beni comuni locali e sui valori intrinsechi e potenziali in essi contenuti, alla base di un sistema di sviluppo autopoietico.
Il processo di formazione delle squadre di intervento ha visto la sua conclusione con la presentazione di un project work da parte dei singoli gruppi sui quattro giardini.
La periferia, intesa come marginalità territoriale, grazie alle idee dei bambini e alla collaborazione di abitanti, istituzioni e associazioni, diventa uno spazio di possibilità, e dunque un centro di sperimentazione delle strategie di trasformazione sostenibile di un territorio allo stesso tempo fragile e meraviglioso come quello del Sulcis-Iglesiente.
In questo percorso i giovani studenti sono stati supportati da una staffetta di artisti provenienti da tutto il mondo, in particolare da paesi che hanno in Sardegna importanti e consolidate comunità di immigrati, in modo da valorizzare la diversità culturale presente oggi sul territorio sardo.
L’associazione culturale Cherimus ha affiancato gli artisti nei laboratori che si sono tenuti nei giardini e in classe.
Parallelamente, le idee e i progetti concepiti dai bambini sono stati vagliati dai tecnici di progettobarega.
L’ideazione artistica del nuovo parco di Domusnovas ha coinvolto gli alunni della classe 5a della scuola primaria del paese in una serie di laboratori coordinati da 4 artisti internazionali in aula e nel parco.
Il percorso di ideazione, progettazione, realizzazione e di fruizione è stato condiviso da Cherimus con progettobarega, con cui sono state valutate fattibilità e impatto dell’intervento nel giardino.
Il passo successivo è stato lo studio e la progettazione delle strutture immaginate e progettate dai bambini, adattandole ai requisiti previsti dalle norme di sicurezza vigenti, incluso lo studio sui materiali da utilizzare per la realizzazione dei manufatti.
Al termine del percorso sono stati individuati 2 interventi all’interno del parco, che si configura come un labirinto costituito da un infoltimento di alberi nella zona intorno al grande carrubo, abitato da 3 fontane magiche, decorate con tessere di ceramica.
Il parco è situato in una zona periferica all’estremità nord-est del centro abitato di Domusnovas, in prossimità del campo da Baseball.
Si trova nel mezzo di un quartiere residenziale costituito da un’urbanizzazione relativamente recente, composta principalmente da case a schiera a due piani escluso il complesso dell’AIAS, unico fabbricato che spicca per dimensioni e caratteristiche architettoniche.
I marciapiedi intorno al parco e al campo da baseball, comprese le isole di traffico, sono spogli di alberature a protezione dei percorsi dal sole cocente estivo, inficiando negativamente sulla vivibilità delle vie pedonali e carrabili e dei parcheggi.
Le scelte architettoniche non uniformi effettuate per la pavimentazione dei percorsi e le grandi fioriere in c.l.s., creano delle dissonanze percettive contribuendo a neutralizzare negativamente la naturalità del luogo.
Il parco ha una superficie di 9.600 mq c.a e viene utilizzato per lo più annualmente per la collocazione del tendone del circo e in occasione di altri eventi estemporanei: durante i sopralluoghi effettuati è sembrato poco fruito dalla popolazione che vive nei paraggi, se non per qualche breve passeggiata con gli animali domestici e la presenza di una piccola area gioco per bambini.
Il parco presenta attualmente delle essenze autoctone come il Leccio (26 esemplari), l’Ulivo (19), il Cipresso (23), il Carrubo (12), la roverella (4), il Corbezzolo (5), ecc.. e alcuni gruppi di canna palustre (Arundo Donax). Sono altresì presenti svariate essenze alloctone come il Siliquastro, l’Abete, il Pino, la Yucca (addirittura 9), ecc.. di cui alcune particolarmente invasive come la Mimosa (Acacia dealbata) e l’Eucalipto, oltre a diversi Oleandri, Tuje e Ficus.
Le linee guida del progetto sono state prodotte partendo dalla domanda di spazi fruibili destinati allo svago sia fisico che creativo dei bambini coinvolti nella progettazione partecipata. Le indicazioni fornite dal PUC e dall’amministrazione Comunale hanno contribuito a determinare le scelte progettuali in coerenza e sostenibilità al progetto “I giardini possibili.
È stato creato un percorso dinamico per le attività di gioco, inclusi spazi destinati alla creatività, all’osservazione della natura e le sue trasformazioni. Il tutto inserito in una comunità dove i bambini sono protagonisti del processo di rigenerazione di una parte di bene comune e primi fruitori.
Gli interventi specifici in progetto riguardano:
L’area dell’Ex Orfanotrofio comprende un territorio di circa 2 ettari, che si estendono a nord dal versante di Monte Gravellu fino alla strada principale (Via Cattaneo) a sud, compreso da via Paganini a ovest e i parcheggi degli esercizi commerciali a est.
Comprende al suo interno l’edificio dell’ex Infanzia e Patria costruito nel 1925, che si trova ad oggi in condizioni di avanzato degrado.
Ad oggi il parco dell’ex orfanotrofio è uno spazio abbandonato e degradato, su tutti la fatiscenza dell’edificio storico che si trova al suo interno, non oggetto di intervento.
Dal rilievo delle specie arboree si è evidenziata la presenza di un bellissimo uliveto storico e di alcuni alberi da frutto, simbolo della memoria agraria del luogo.
Tra le specie autoctone da preservare troviamo anche una cospicua presenza di lentisco, leccio, ginepro e un canneto.
Sono presenti anche piante di acanto (Acantus Mollis) che fioriscono tra marzo e giugno, donando al giardino una ambientazione molto suggestiva.
Si evidenzia anche la presenza di specie alloctone che stonano con l’armonia del contesto naturalistico in cui ci si trova, tra cui: eucaliptus, cipressi, acacie, fichi d’india, residui di abbattimenti di palme e alcuni fruttiferi, impiantati relativamente di recente. Importante è anche la presenza di pini marittimi, sia nella parte sommitale che verso l’ingresso principale.
Il progetto si è sviluppato in due macro-interventi:
la valorizzazione del parco urbano dell’Ex Orfanotrofio;
lo studio e la realizzazione delle installazioni artistiche.
Si è proceduti al rilievo dell’area e delle sue specie arboree, catalogando quelle da preservare e valorizzare e quelle da estirpare in quanto aliene, dannose per le specie autoctone e non armonizzanti nel complesso del progetto del verde.
L’area è stata suddivisa in 5 aree di fruizione:
il bosco incantato, zona di particolare pregio e fascino dove permangono le alberature originarie del parco composte da olivi e mandorli. In questa zona si sviluppa l’intervento principale in cui sono state inserite le installazioni pensate dai bambini delle scuole.
architettura e storia, in cui si è proposto al Comune un intervento futuro che preveda lo smantellamento dei piazzali cementati di fronte all’edificio dell’ex orfanotrofio per ricrearne il giardino di pertinenza, contestualmente ai lavori di restauro sul fabbricato;
zona da rinaturalizzare fortemente degradata, in cui sono stati abbattuti o espiantati molti esemplari di olivo e mandorlo e impiantati, dagli abitanti delle aree limitrofe al parco, alberi da frutto di varia specie e altre essenze alloctone. Gli interventi proposti sono quelli di espianto delle specie alloctone da sostituire con olivi e mandorli in modo da favorire la rinaturalizzazione del parco, riportandolo a come si presentava allo stato originario.
orto didattico, riservato ai bambini delle scuole elementari e medie, in cui possono osservare lo sviluppo e la crescita delle varie erbe spontanee presenti;
osservatorio didattico, nella parte settentrionale del parco con altitudine maggiore, dalla quale è possibile mostrare ai bambini il degrado del parco e la sua evoluzione in senso di rinaturalizzazione.
Per usufruire di queste 5 aree tematiche sono stati pensati 4 percorsi: Natura, Viale centrale, Architettura e Storia, Percorso didattico. Ad oggi è stato realizzato solamente il percorso Natura e il ripristino della Via centrale del parco con il suo ingresso da via Cattaneo, assieme alla cartellonistica utile alla lettura naturalistica e sociale del parco e al pannello generale con la planimetria e le specie arboree presenti.
L’area verde del giardino di Musei, situato a SO rispetto al centro del paese, è in una posizione di marginalità all’interno di un’area residenziale che si affaccia su una zona rurale a Sud, che termina visivamente con i monti di Villamassargia.
Per la parte arborea è stato approfondito lo studio sulle specie autoctone che producessero frutti edibili come immaginato dai bambini. Sono state introdotte piante come il mandorlo, il pero e il corbezzolo e sono stati mantenuti alberi e arbusti come l’ulivo e il mirto.
Partendo dalle suggestioni dei bambini di Musei, il progetto delle installazioni previste ha preso forma in un percorso di agilità che sfrutta lo sviluppo longitudinale della piazza e interagisce in modo differente con l’ambiente intorno e con i suoi elementi naturali, coinvolgendo i piccoli utenti in un’esperienza dinamica e stimolante, in cui possano mettere alla prova le proprie capacità sensoriali, cognitive e creative. L’obiettivo è stato quello di definire uno spazio che favorisce il movimento, l’esplorazione e la socializzazione in un percorso di apprendimento attraverso l’esperienza ludica.
L’ideazione artistica del nuovo parco di Villamassargia ha coinvolto gli alunni della classe 4 della scuola primaria del paese in una serie di laboratori coordinati da 4 artisti internazionali in aula e nel parco.
Il parco è situato nell’area dell’ex cimitero del Comune di Villamassargia, nella parte meridionale del centro abitato. Si estende su un’area di circa 4.844 mq nella fascia di confine fra il paesaggio urbano e quello agricolo, circondato a sud e a ovest dai campi con vista sui monti.
La sua posizione è facilmente raggiungibile ma anche appartata rispetto alle dinamiche del paese, l’area è tranquilla, alberata, l’ambiente è salubre, lontano da canalizzazioni e da zone umide.
Il parco è posizionato a breve distanza da quello che si configura come il polo scolastico e sportivo della città, valorizzando le potenzialità di quest’area a forte valenza educativa e ludica.
Le scelte tecniche sono state effettuate sulla base dei principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale, considerando sia la fase di realizzazione che il periodo di utilizzo in servizio delle opere.
Si è scelto l’uso di materiali naturali a ridotto impatto ambientale e disponibili su scala locale e di tecniche costruttive semplici e ripetibili, facilmente manutenibili e removibili, per generare un sistema unitario d’arredo.
Sono stati individuati 5 interventi all’interno del parco, che configurano un campo da gioco per i bambini. Le “porte” sono state disposte in punti ben precisi: ogni porta interagisce in modo differente con l’ambiente del parco e con i suoi elementi naturali, coinvolgendo i piccoli utenti in un’esperienza di scoperta suggestiva e stimolante, in cui possano mettere alla prova le proprie capacità sensoriali, cognitive e creative.
Agriturismo realizzato con strtuttura portante in legno e tamponature in balle di paglia intonacate in terra cruda
Luogo: Masainas (SU)
Anno: 2017
Committente: Azienda Agricola
Budget: 220.000,00€
Progettisti variante: arch. Gabriele Casu, ing. Emanuele Piras
D.LL.: ing. Emanuele Piras, arch. Gabriele Casu
Ditta appaltatrice: Greenlab s.r.l.
Il fabbricato è stato costruito su un terreno ubicato in località Sa Reìna nel Comune di Masainas (CI), in zona urbanistica E (agricola).
È stato progettato e realizzato con le tecniche della bioedilizia, con struttura portante in legno, tamponature e copertura in balle di baglia pressate e intonacate con terra cruda.
Le scelte progettuali rispetto all’orientamento dell’edificio consentono di avere la parte vetrata del fabbricato che si affaccia sul golfo di Palmas, sul quale si possono ammirare tramonti mozzafiato.
L’edificio ha uno sviluppo planimetrico a forma di “U” su un unico livello, con superficie coperta di 201.45 mq, un’altezza interna che varia tra i 2.40m e i 3.25m e quattro verande di superficie totale di 53,6 mq.
La tecnologia costruttiva e i materiali utilizzati per la struttura portante in legno, i tamponamenti di pareti e copertura in balle di baglia e gli intonaci in terra cruda, fanno dell’edificio un esempio tra i primi in Sardegna di vera Bioarchitettura.
Si è scelto di utilizzare delle fondazioni puntuali del tipo a vite in acciaio inossidabile, meno invasive dal punto di vista ambientale e di posa in opera molto più rapida rispetto al cls.
Questa importante tecnica rappresenta un elemento fondamentale rispetto alle scelte di sostenibilità dell’intervento in quanto, in caso l’edificio in futuro debba essere demolito, non rimarrebbero neanche le fondazioni sotto suolo, che potranno essere svitate e riutilizzate in altro luogo.
Sui vitoni è stato fissato il cordolo di legno lamellare, sul quale si è impostato il telaio portante della struttura.
Lo spessore dei muri di 45 cm garantisce notevoli prestazioni energetiche dell’involucro opaco.
Il tetto ventilato è stato realizzato con struttura in legno lamellare, tavolato e isolamento in balle di paglia pressata.
I materiali ed i colori delle finiture si integrano con l’ambiente circostante, riprendendo i cromatismi delle terre. La sala ristoro ha una finitura in terra cruda che rende il locale molto accogliente.
L’areazione e l’illuminazione naturale di tutti gli ambienti sono garantite da infissi in legno con vetrocamera, alcuni con anta a battente e altri scorrevoli.
L’impianto di scarico delle acque reflue è collegato a vasca di fitodepurazione presente ad un centinaio di metri dal fabbricato.
L’edificio è conforme alle normative disposte dalla Legge n°13 del 1989 e ss.mm.ii. In quanto rispetta i criteri generali di progettazione relativi all’Accessibilità negli ambienti di relazione con il pubblico.
Casa in paglia
Luogo: via delle mimose, Portoscuso (SU)
Anno: 2018
Committente: privato
Budget: 200.000,00€
Progettisti: arch. Michele Ricci, ing. Giovanna Nardini
Variante: ing. Emanuele Piras, arch. Gabriele Casu.
D.LL.: ing. Emanuele Piras, arch. Gabriele Casu
Ditta appaltatrice: Greenlab s.r.l.
L’area su cui insiste l’unità immobiliare è zona urbanistica “C7, Espansione residenziale”, del Comune di Portoscuso.
La richiesta del committente era quella di costruire la propria casa ecocompatibile con un altissimo livello di prestazione energetica. La scelta dei progettisti è andata su un edificio con struttura portante in legno e tamponatura in balle di paglia intonacate a calce.
La soluzione tecnologica e costruttiva è stata dettata dalle esigenze di realizzare il manufatto in tempi brevi, soprattutto per quanto riguarda la posa, avvenuta parzialmente in auto-costruzione, delle murature in paglia e che avesse tutti i requisiti termici e acustici previsti dalla legge.
L’edificio è stato progettato nel rispetto del territorio e del paesaggio: si è data particolare importanza all’inserimento e l’orientamento del fabbricato nel contesto paesaggistico per non determinare interferenze o impatti negativi.
I materiali e le caratteristiche costruttive sono adeguate alle preesistenze tradizionali della zona in cui ricade l’intervento, con particolare riguardo alla tipologia, alle forme dei volumi, alle pendenze, all’articolazione delle falde dei tetti e all’utilizzo dei materiali.
L’intonaco esterno è bianco, in modo da favorire il migliore inserimento del fabbricato nel contesto paesaggistico rurale e della sua litologia, formata per lo più da calcari e ignimbriti.
Il fabbricato, disposto su un unico livello, è composto da volumetrie semplici, con schema e rapporti dimensionali tipici delle costruzioni del luogo, inclusa la piccola corte interna.
L’intero progetto nasce dalla volontà di realizzare un edificio sostenibile ed innovativo, ad altissimo confort ed efficienza energetica (classe A4), realizzato con materiali naturali.
La struttura portante dell’edificio è in legno, mentre gli intonaci sono realizzati, sia internamente che esternamente, in calce naturale, senza l’utilizzo di composti chimici o a base di cemento che ne comprometterebbero la traspirabilità.
Le tamponature sono state progettate con una tecnica costruttiva tipica delle costruzioni in balle di paglia, con una rivisitazione moderna delle tecniche tradizionali delle case campidanesi.
La copertura, di tipo ventilato, è ugualmente isolata con balle di paglia, per migliorare ulteriormente le prestazioni termiche estive.
Gli infissi sono in legno verniciati di bianco.
Essendo la prima casa in paglia realizzata in Sardegna, il cantiere è proceduto in maniera spedita per le lavorazioni convenzionali, talvolta è stato necessario formare operai e imprese prima di eseguire alcune fasi costruttive.
In alcuni casi si sono studiate delle tecniche innovative in corso d’opera e nuove soluzioni tecnologiche e costruttive per risolvere alcuni nodi importanti.
Nel complesso la realizzazione dell’opera è stata affascinante ed entusiasmante per tutti gli addetti ai lavori, che hanno potuto cimentarsi con tecnologie costruttive nuove e materiali naturali, sani e a chilometro corto.
Una volta terminata la casa, la percezione avuta all’interno è stata quella di un ambiente confortevole, sicuro e piacevole.
I “mattoni giganti” in paglia, oltre ad essere isolanti ad alte prestazioni, garantiscono traspirabilità, durabilità, resistenza al fuoco, ai terremoti e sostenibilità ambientale.
La paglia ha proprietà isolanti straordinarie. Con gli intonaci in calce ha permesso di realizzare un edificio caldo d’inverno e fresco d’estate, grazie anche all’alto grado di sfasamento termico.
Il muro è talmente spesso e denso che si comporta come le murature delle case antiche in mattoni crudi, in cui il calore esterno non riesce ad entrare.
Le murature in paglia sono fonoassorbenti, abbattono il suono fino a 55 dB, quindiparticolarmente adatte per l’isolamento acustico dai rumori molesti.
Lascia traspirare verso l’esterno il vapore senza bloccarlo.
Gli intonaci in calce assorbono l’umidità in eccesso e la rilasciano quando l’ambiente è troppo secco, agendo come igroregolatore naturale e contemporaneamente aumentando la massa termica dell’edificio, stabilizzando la temperatura interna ed aumentando lo sfasamento termico estivo.
Incremento volumetrico su solaio piano di palazzo storico
Luogo: Cagliari
Anno: 2022
Committente: privato
Budget: 150.000,00€
Progettisti: arch. Gabriele Casu, arch. Claudio Rosa, ing. Ramona Lepori, ing. Emanuele Piras.
Grafica: arch. Claudio Rosa
D.LL.: arch. Gabriele Casu
Impresa costruttrice: Bio Art Costruzioni di Alessandro Medda
Il fabbricato, costruito nel 1934 , è stato parzialmente distrutto nel 1944 durante i bombardamenti aerei sulla città di Cagliari e successivamente ricostruito nel 1956.
Il fronte principale da su via Enrico Pessina, mentre il fronte secondario su un cortile interno delimitato da altri fabbricati.
Consta di un piano rialzato, tre piani alti e un solaio piano (lastrico solare) oggetto di interventi di sopraelevazione. Il piano terra comprende due unità immobiliare ad uso terziario e commerciale, mentre il primo, secondo e terzo piano sono identici tra loro e comprendono ciascuno due unità immobiliari ad uso abitativo.
L’oggetto d’intervento riguarda una terrazza praticabile con accesso dal vano scala condominiale, in cui fu costruito nel 1982 un locale di sgombero con annesso bagno di pertinenza dell’abitazione sottostante. A seguito di ampliamento avvenuto nel 1992, con la realizzazione di un ulteriore vano in aderenza, il locale di sgombero divenne uno studio professionale.
Le condizioni di precarietà del manufatto e i mancati requisiti energetici e di abitabilità hanno portato la committenza a realizzare un appartamento indipendente al piano quarto al posto dello studio professionale.
Gli interventi in progetto hanno riguardato la demolizione e ricostruzione con ampliamento del corpo di fabbrica ubicato sul lastrico solare.
L’ampliamento è stato realizzato ai sensi della L.R. n. 8/2015 (Piano Casa) che ha permesso, oltre al 30% consentito, un ulteriore incremento volumetrico del 5% del volume esistente grazie agli interventi di efficientamento energetico dell’intera unità immobiliare, che hanno determinato un miglioramento dell’efficienza energetica del 50,5%, con il passaggio dalla Classe energetica D alla Classe A1.
Il nuovo fabbricato ha una pianta ad L e il volume caratterizzato da una copertura inclinata a due falde con pendenza del 15%; la presenza nella zona di fabbricati caratterizzati da recenti interventi simili, ha determinato la scelta di realizzazione della copertura con falde inclinate.
E’ costituito da due vani (soggiorno/cucina e camera da letto), un disimpegno, un ripostiglio e un bagno.
Interventi di demolizione, costruzione e finiture:
Il fabbricato risulta conforme alle disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, contenute nella Legge 13/1989 e succ. mod.ii
L’ubicazione dell’intervento e le difficoltà logistiche riguardanti soprattutto il tiro in alto e il calo in basso dei materiali hanno portato alla scelta di progettare e realizzare una struttura leggera prevalentemente a secco, in modo che non incidesse in maniera importante sulla staticità dell’edificio esistente e consentisse un rapido montaggio e finitura delle componenti edilizie.
Interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico su edificio di fondazione ad uso residenziale, della tipologia “impiegati tipo B”
Luogo: Centro matrice, Carbonia (SU).
Anno: 2024
Committente: Privato
Progettisti: arch. Gabriele Casu, Luigi Usai.
Grafica: arch. Gabriele Casu, ing. Marta Panu, arch. Martina Uda, arch. Alessandra Cogoni.
D.LL.: arch. Gabriele Casu
General Contractor: Greenlab srl
Ditte subappalto: Edil Idea Style di Enrico Spiga, Su Logu di Luigi Usai, Giorgio Sanna, Jobs Garage di Roberto Aru, Install Service di Matteo Fanuntza, C.S.M. di Antonio Ventura e co.
L’area su cui insiste l’unità immobiliare ricade in zona urbanistica A1/Tessuti urbani con rilevanti tracce dell’originario impianto storico urbanistico e architettonico – nuclei urbani edificati monumentali di elevato valore storico-artistico.
L’edifico si trova nel quartiere dove vennero costruite le case per gli impiegati della Grande Miniera di Serbariu, con giardino di pertinenza, in pieno Centro Matrice. Nel “Catalogo delle Tipologie dell’Edilizia di Base Razionalista” è indicata come IMPIEGATI B: edificio bifamiliare con due piani fuori terra, copertura a tetto a due falde, diviso trasversalmente in modo da costituire due abitazioni del tutto simmetriche.
L’edificio era disabitato, in uno stato di semi-abbandono.
All’esterno come all’interno, le finiture, le tinteggiature, la carta da parati e gli intonaci erano fortemente deteriorati; gli infissi e gli avvolgibili, risalenti all’epoca della costruzione, erano degradati dal tempo e dall’uso; il tetto mostrava infiltrazioni nel manto di copertura e il cornicione era fortemente danneggiato dalle intemperie; gli impianti interamente da rifare.
Nel lotto era presente anche una rimessa in pessime condizioni, completamente inagibile, suddivisa in due locali accessibili dall’esterno: un garage e un locale di sgombero.
L’obiettivo del progetto è stato quello di effettuare un intervento integrato che comprendesse il fabbricato principale, la rimessa, e il cortile, riqualificando la struttura originaria senza alterarne le forme e i caratteri architettonici.
La scelta è stata quella di progettare e costruire nel rispetto dell’ambiente e del contesto, utilizzando materiali naturali eco-compatibili (sughero, canapa, intonaci e pitture) provenienti dal territorio locale, limitando così l’impatto ambientale del ciclo costruttivo e garantendo un’ottima qualità di vita.
La rivisitazione degli spazi interni e la riqualificazione degli impianti seguendo gli attuali criteri di benessere e risparmio energetico, ha avuto l’obiettivo di ottenere un’abitazione funzionale e confortevole, in cui gli ambienti fossero adeguatamente pensati per l’utilizzo da parte di una giovane famiglia.
Gli interventi sono stati:
I materiali utilizzati sia per l’involucro edilizio che per le finiture sono sani e rispettosi dell’ambiente, traspiranti, a basso contenuto di VOC e provenienti, per quanto possibile, dalla filiera corta regionale.
Le opere valorizzano sia funzionalmente che paesaggisticamente l’intero lotto, che ha subito un restyling per quanto riguarda la pavimentazione carrabile, quella pedonale, e le aree adibite a verde.
Sono state estirpate le essenze alloctone invasive per far posto a nuove alberature di Olivo e Alloro, con qualche inserimento di alberi da frutto e suffruticose, rigorosamente autoctone.
L’approccio alla progettazione del verde è stato consapevole delle preesistenze sia in termini di essenze arboree che arbustive e floreali.
In questo contesto si inseriscono il fabbricato originario e il nuovo corpo di fabbrica, integrati in maniera armoniosa con il paesaggio e in stretta relazione con lo spazio aperto.
L’intervento ha creato un equilibrio tra le diverse componenti del lotto in modo armonico, sia dal punto di vista paesaggistico che funzionale, senza snaturare la valenza storica e architettonica del manufatto principale.
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