Concorsi

Partecipiamo a concorsi di progettazione scegliendo accuratamente le tipologie che sono più nelle nostre corde, dalla piccola alla grande scala: strutture ombreggianti permanenti, temporanee e d’emergenza, tiny houses e strutture ricettive integrate in ambienti paesaggisticamente rilevanti. Ci occupiamo inoltre di progettazione e riqualificazione paesaggistica sia in ambienti rurali che fortemente antropizzati, creando connessioni funzionali tra l’uomo e il paesaggio attraverso sistemi che ne rispettano e ne esaltano il valore.

Luogo: Nuoro
Anno: 2025
Committente: Comune di Nuoro
Budget: 2.500.000,00€

Progettisti: arch. Gabriele Casu, arch. Matteo Pittau, Luigi Usai
Supporto grafico.: ing. Silvia Exana, Paolo Solla, arch. Roberto Senis

Qualità paesaggistica: strategia di rigenerazione e riqualificazione

L’elaborazione della strategia di riqualificazione dell’area periurbana ubicata nella parte nord-orientale della città di Nuoro, mira a connettere un quartiere residenziale (attualmente piuttosto isolato) e il bene identitario della Chiesa della Madonna della Solitudine e i suoi dintorni, sia alla città che all’area naturalistica del Monte Ortobene.

L’infrastruttura verde autoctona dell’attuale ZPS (al netto dei vari rimboschimenti e inserimenti di alberature alloctone succedutisi negli anni), verrà condotta all’interno del centro abitato tramite connessioni verdi che armonizzano il contesto, determinandone la riconoscibilità e rafforzandone la percezione collettiva di luogo urbano.

I nuovi impianti di specie arboree autoctone garantiranno, oltre ad un maggiore ombreggiamento e quindi comfort estivo, la salvaguardia del suolo con radici non affioranti e la biodiversità, attraverso la formazione di una lettiera più organica di quella prodotta dalle essenze alloctone, molto presenti nel contesto, a partire dalle conifere (Pinus ssp, Cedrus ssp) fino all’Ailanthus Altissima, inserita nella lista dell’UE tra le specie alloctone invasive (Regolamento n. 1143/2014) che causano perdita di biodiversità, oltre ai danni meccanici provocati alle infrastrutture dalle radici.

La scelta di sistemi con essenze autoctone, garantisce inoltre un risparmio, sia nella gestione delle risorse per la manutenzione del verde pubblico, che nelle irrigazioni ridotte di arbustive e suffrutici, evitando l’uso di costosi e complessi sistemi.

La rigenerazione urbana e paesaggistica dell’ambito d’intervento, trova nell’area sportiva rappresentata dal campo di calcio in terra battuta un nodo di congiunzione tra il paesaggio dal centro abitato e quello naturalistico. Quest’area può avere un ruolo baricentrico nel sistema di relazioni tra i rilievi del Monte Ortobene, impregnato di sentieri escursionistici e naturalistici da percorrere a piedi o in bicicletta.

Una volta eliminati i salti di quota e rimosso l’insieme poco coordinato di allestimenti a verde con piante alloctone, l’area risulterà rafforzata nella sua naturalità e funzionalità. La selezione delle specie arboree ed arbustive da inserire, sarà congrua con le serie vegetazionali locali, coerente con quanto prescritto dai CAM e finalizzata alla formazione di aree boscate che incastoneranno, nel lungo periodo, l’area e le sue infrastrutture in un contesto rigorosamente naturalistico

Aspetti funzionali: ruolo e funzioni degli spazi

Il campo di calcio diventa il cuore verde del sistema e un nuovo nodo di riferimento nella rete di itinerari naturalistici e di visita delle attrattive locali (monumenti, opere d’arte, ecc..). Al contempo costituisce un dispositivo ibrido e molteplice, che integra le aree gioco e quelle attrezzate. Al suo interno si individuano inoltre le aree polifunzionali destinate alla sosta veicolare, eventuali cerimonie religiose, eventi culturali, commerciali, ecc…
Un centro di servizi in cui possono convergere la fruizione turistica del territorio di tipo ambientale e storico-culturale e le attività sportive.
Un parco urbano concepito come un sistema di aree verdi alberate, radure inerbite e aree a parcheggio polifunzionali.
Un’infrastruttura del benessere in grado di supportare il turismo ambientale e culturale dell’entroterra della Sardegna, con attività varie su diverse scale: di vicinato, ad uso della comunità del quartiere, attenuandone la condizione periferica e migliorandone l’attrattività abitativa; della città intera, costituendo una nuova centralità sportivo-ricreativa riconoscibile; globale, come infrastruttura del tempo libero a supporto di iniziative di ricettività turistica.

La sua centralità è rafforzata dall’introduzione di un nuovo spazio pubblico dedicato all’accoglienza, soprattutto di visitatori e turisti, costituito da un piccolo padiglione con funzione di informazione turistica, stazione di sosta e servizio della rete degli itinerari ciclabili e di visita.
Un secondo elemento portante della strategia di rigenerazione è costituito dalla riqualificazione della zona intorno alla Chiesa della Madonna della Solitudine, con l’armonizzazione del luogo tramite la piantumazione selettiva di nuove specie autoctone, quale elemento di connessione verde con il contesto naturalistico. S’intende monumentalizzare l’ingresso alla Chiesa tramite l’aggiunta di alberature a leccio, che ne incorniciano la scalinata e rendere maggiormente fruibile, soprattutto nelle calde ore estive, la piazza antistante l’ingresso, attualmente costituito da superfici pavimentate continue affiancate da piccole aree verdi, punto di partenza di percorsi escursionistici e culturali.

Sul retro della Chiesa si è deciso di delocalizzare i parcheggi attualmente presenti, delocalizzandoli nell’area del campo di calcio: la nuova piazza-parco conterrà alberature a continuazione del monte alle sue spalle e ingloberà la fontana presente più a nord in questo sistema naturalistico.
Uno dei leitmotiv di progetto è rappresentato dalle linee curve che vanno a creare i terrapieni con seduta in granito, molto presente sul territorio, e aiuole inerbite con prato naturale e arbustive

Miglioramento del decoro urbano e qualità architettonica

La proposta progettuale si preoccupa di dare definizione a tutti gli spazi indistinti e privi di identità, proponendo soluzioni dal costo contenuto che contribuiscano significativamente al miglioramento del decoro urbano tramite: il rafforzamento e la riqualificazione degli spazi pubblici, la definizione degli spazi destinati alla sosta veicolare, alla mobilità e alla pedonalità, il riordino e l’infittimento degli allestimenti a verde e dell’arredo urbano, in un sistema coordinato e riconoscibile e con l’ingentilimento delle superfici dei manufatti di contenimento della topografia.

La vera efficacia degli interventi, si misurerà nel tempo nella capacità di costituire le condizioni funzionali e di decoro urbano per lo sviluppo di servizi e attività economiche. La polivalenza degli spazi urbani moltiplica le attività e le possibilità d’uso, mentre lo scambio e l’incontro generano vitalità.

Il nuovo centro servizi che s’intende realizzare all’interno del parco-hub, si configura come un luogo aperto al pubblico, avente caratteristiche di accessibilità e inclusività, che illustra e promuove il sistema territoriale al visitatore che si appresta a scoprire in modo consapevole la grande ricchezza del territorio. Le qualità architettoniche dell’intervento trovano riferimento, nella sua definizione formale e materica, nel luogo e nell’architettura tradizionale locale, nell’utilizzo di tecnologie semplici e materiali ecocompatibili che affrontano la crisi climatica e nelle funzioni, nell’evocazione formale del movimento e della vitalità delle attività proposte e nella sostenibilità degli interventi in rispondenza ai criteri ambientali minimi e ai principi DNSH.

Un’area ristoro con servizi igienici, spazio per l’accoglienza e informazione turistica, noleggio di bici tradizionali ed elettriche (con stazione di ricarica e una piccola ciclofficina) e una sala espositiva interattiva e multimediale, che potrà ospitare mostre temporanee, eventi e performances musicali.

Mobilità e percorsi

Gli interventi previsti hanno il compito di favorire l’accessibilità delle aree e la loro integrazione nella rete della mobilità e delle relazioni territoriali.

La proposta prevede la pavimentazione del nuovo asse stradale e delle piazzole polifunzionali in asfalto drenante, la cui tessitura superficiale ci sembra coerente con il carattere del paesaggio granitico. Con tale soluzione si garantisce la conservazione della permeabilità del terreno, rinnovando l’equilibrio tra superfici urbane e verdi, animate da corsi curvilinei che dialogano graficamente con la forma del lotto e con la sua condizione topografica. Collabora a tale tessitura il sistema di contenimento dei dislivelli, con l’intento di migliorare il suo rapporto con il tessuto urbano circostante e le condizioni complessive di accessibilità dello spazio.

Il collegamento tra l’hub e gli attuali percorsi escursionistici che partono da nord e da est della Chiesa della Madonna della Solitudine sarà potenziato tramite l’integrazione delle superfici mancanti e la diversa colorazione, connessa ad opportuna segnaletica orizzontale, dei percorsi esistenti. Verranno ampliati, laddove possibile, i marciapiedi esistenti e integrati con aiuole e sedute, come in viale della Solitudine, la cui carreggiata perderà l’area di sosta veicolare parallela.

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OUTSIDE THE BOX_Low and High Technologies for the Emergencies_2011

 

Luogo: emergenza e post catastrofi naturali

Anno: 2011

Budget: 10.000,00€

Progettisti: arch. Gabriele Casu.

Descrizione concorso

Il concorso ricerca idee progettuali in grado di risolvere i diversi problemi che nascono in situazioni di emergenza.

 

Il Box è una piccola struttura temporanea che sia al contempo work-station e centro informazioni aperto al pubblico che permetta alla popolazione di rimanere sempre in contatto con il resto del mondo.

 

Nella proposta progettuale saranno considerati gli aspetti tecnologici, siano essi di natura low tech o high tech.

Il progetto

The aim of the project was to create an info-point which can be also used as a workstation in emergency situations, conceived trough the interaction of sustainable materials and technologies.

The main topic of the concept was to create an example of a self-sufficient, sustainable and low environmental impact building.

 

The design concept was born from my wide range of interests matured in these years about bamboo potentiality as a construction material. Besides, it is low-cost, it grows in the 60% areas of the globe, it has exceptional physical and mechanical characteristics, and it assures a high grade of sustainability.

 

Bamboo is the largest member of the grass family: there are more than 1600 species, 64% are native in Southeast Asia, 33% grow in Latin America and the rest in Africa and Oceania. In North America there are only three native species of bamboo compared to the 440 species in Latin America.

Bamboo is unique about its strength in both tension and compression. While tensile strength remains the same throughout the age of the bamboo plant, compressive strength increases as it gets older.

 

In addition E.T.F.E. (Ethylene-tetrafluoroethylene) is used for covering.

lt’s a chemically inert material: it is insensitive to chemical agents combining surface tension and resistance to environmental pollution. The advantage of self-cleaning properties is that exposed surfaces to weather do not require cleaning, just the rain.

The excellent light transmission properties (> 92%) and the very low weight compared to glass (about 1%), good to create light and elegant structures.

 

ETFE, whether used as a single-layer membrane stretched between framework or as pneumatically stressed cushions, has the ability to adapt itself to structure deformations.

It is recyclable, because at the end of its life cycle it can be completely regenerated for new uses, even for the same one, avoiding to send it to landfill. Furthermore it has a definitely competitive cost compared to glass.

 

The connections are made of steel, and they must be realized in a proper factory with high technology systems and numerical control machines.

The structure must be also easy to build: an assembling manual must be provided, with drawings and explanations that describe how to set it properly.

 

The other important feature is that it’s modular and more parts can be added if necessary, for example if a toilette or extra rooms are required.

The shape is based on geodesic structures, but the idea was to give to the box a big stone shape (boulder), in order to have a low impact in the landscape, although easily recognizable.

lt can be built all over the world, depending on the area’s features.

 

lt can be covered only with E.T.F.E. cushions screened by photovoltaic film. There will be different layers of E.T.F.E. in order to assure a high isolation: standard three layer cushion can achieve a better insulation value compared to triple glass.

 

ETFE coverings offer also excellent insulation and acoustic properties, as the material does not cause annoying echoes indoor and UV radiation does not degrade the material: that guarantees extreme durability without loosing performance in conditions ranging from equatorial areas to higher latitudes.

 

The box is an open space with an area of 25 m2.

It has a structure made of bamboo culms connected with steel joins, properly designed in order to guarantee the culms insertion.

The volume is around 75 m3. Next to the entrance there is a small space which lead to the info-point, that is also a work station for operators.

In the right part there is a two places internet point, which can be used by the customers. In the bottom there is a small meeting point for operators.

 

All of the box components must be built-up in a factory, so they can be set up as a kit which can be send to the emergency place and there easily assembled.

Otherwise if bamboo plants grow in that area, they can be directly cut and used in loco.

 

The kit is delivered with the assembling manual and the construction process must be supervised by an expert.

The structure can be connected to the reinforced concrete floor with steel plates, but when there is no possibility to built up a concrete slab, it is conceivable to set the culms one meter deep directly into the ground.

The box floor is lifted one meter above the ground in order to preserve it in case of flood. In tropical or equatorial climate can be also good to let the air pass under the box to cool it.

 

The steel joins assure the right connection among the culms. When the bamboo structure is set, it’s possible to add the aluminum bars connected to the joins. After that the ETFE membranes can be linked to the aluminum profiles and the air cushions can be inflated. The floor is made in wooden planks as the stairs.

The box is designed with three windows: two small triangular windows and one big trapezoidal in the backside.

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LAGO PER TUTTI! Concorso di progettazione e autocostruzione degli arredi del parco all’interno dell’area verde del lago Ex-SNIA

 

Luogo: Lago ex-SNIA, Roma.

Anno: 2016

Budget: 5.000,00€

Progettisti: arch. Gabriele Casu, arch. Stefania Casula.

Il concept

Le idee sviluppate per la proposta progettuale, partono dal contesto e dalle condizioni d’intervento che hanno determinato i criteri di scelta della tecnologia e dei materiali da costruzione.

 

La tipologia di manufatti richiesti nel bando, una struttura ombreggiante e una postazione di bird-watching, è tra quelle che ci affascinano particolarmente, poiché rappresenta l’esatto connubio tra l’arte di costruire con i materiali naturali locali e la qualità estetica e funzionale dell’opera.

 

I requisiti richiesti per le strutture prevedevano: la sostenibilità e compatibilità ambientale di materiali e tecnologie, l’autocostruzione e la costruzione partecipata, la semplicità di realizzazione delle opere, l’utilizzo di manodopera non specializzata, il know-how sharing, l’open source, il basso costo e la reperibilità delle risorse a distanze ravvicinate attraverso l’utilizzo di materiali locali.

 

Il materiale principale per la fabbricazione dei manufatti è stato scelto per le eccellenti qualità fisiche e meccaniche della canna palustre (Arundo Donax), oltre alle importanti caratteristiche intrinseche di sostenibilità ambientale: è un materiale leggero, può essere trasportato e lavorato con semplici strumenti da un solo uomo e si adatta particolarmente alla prefabbricazione di elementi da costruzione, da assemblare facilmente e rapidamente in opera.

 

La reinterpretazione in chiave tecnologica contemporanea di sistemi di giunzione tradizionali per le costruzioni in canne è un elemento prioritario del progetto, il quale ha generato metodologie e prassi operative tese a semplificare tempi e azioni di posa degli elementi costruttivi attraverso il ricorso alla modularità, alla reversibilità e allo studio di componenti facilmente gestibili da personale non specializzato.

 

La pergola svolgerà la funzione di ombreggio degli spazi ricreativi all’aperto presenti dell’area parco. La tecnologia, facilmente replicabile, sarà la stessa per le postazioni di bird-watching. Il gazebo è stato progettato anche in relazione alle esigenze di montaggio e smontaggio in occasione di realizzazione di strutture temporanee amovibili.

Il progetto

Il modello architettonico è composto da 2 strutture formate da due puntoni (pilastri) e un’asta (trave), collegati tra loro mediante una barra in ferro zincato. Le 2 travi, posate con inclinazione opposta, consentono di creare una copertura che avrà un effetto ottico di movimento ondulare.

 

La progettazione degli elementi portanti e di tutte le parti strutturali del gazebo è fondata sull’impiego di connessioni non forate tra le canne: tutto il sistema si basa sulla tensione di serraggio delle fascette di giunzione in acciaio o in corda, in grado di garantire l’attrito necessario a equilibrare le forze in gioco.

 

Le canne di copertura fungeranno anche da controventamento della struttura, ulteriormente irrigidita da aste oblique di canne e tiranti in acciaio.

Le sue dimensioni sono di 5 m di lunghezza, 4 di larghezza e 3 di altezza utile interna, per una superficie di 20 mq.

 

Il manufatto può essere pavimentato tramite la realizzazione di un piano di calpestìo in tavolato, rialzato e sostenuto da bancali (pallets) di recupero in legno, nei cui vuoti possono correre gli impianti per un’eventuale illuminazione.

La messa in opera

Il processo costruttivo incomincia dal taglio delle canne palustri nel giusto periodo, quando la linfa all’interno dei culmi è in quantità minore.

Si procede con la pulitura delle canne dalle foglie e dai rami, che saranno poi fatte stagionare correttamente al riparo da pioggia e sole diretti.

 

Dopo circa un mese di stagionatura, le canne vengono trattate contro gli insetti e gli agenti xilofagi che ne comprometterebbero al durabilità, vengono poi fiammate con cannello a gas, sia per aumentarne la resistenza che per migliorarne l’estetica e, una volta impregnate, sono pronte all’uso.

 

Per la realizzazione del gazebo la tecnologia utilizzata è quella dei fasci di canne tenuti insieme da fascette metalliche del tipo stringi-tubo o, in alternativa, da legature di corda.

Le fondazioni sono composte da grossi massi in pietra posizionati in corrispondenza dell’attacco a terra dei portali. In alternativa, qualora non fosse possibile reperire le pietre a breve distanza, possono essere fabbricati dei plinti in c.a. facilmente removibili.

 

La realizzazione della struttura ombreggiante in autocostruzione, prevede l’utilizzo di manodopera non specializzata che può risultare vantaggiosa dal punto di vista economico, ma carente per la rapidità e la precisione nella fase realizzativa.

Diventa altresì un momento di scambio di saperi, di socialità, di partecipazione che si concretizza con la realizzazione di qualcosa di fisico che può, oltre che essere visto e toccato, vissuto.

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Concorso pubblico di progettazione per la riqualificazione di un’abitazione in ambito rurale

 

Luogo: Tanzania

Anno: 2020

Committente: archstorming

Budget: 20.000,00€

Progettisti: cruu (arch. Gabriele Casu, arch. Martina Uda) arch. Sebastian Peitta.

Grafica: arch. Martina Uda, arch. Sebastian Peitta

Obiettivi di progetto

L’obiettivo del progetto è di dotare il piccolo villaggio della grande famiglia Jorejick, che attualmente vive in una situazione di disagio abitativo, molto comune in Tanzania, di una nuovo sistema edilizio e paesaggistico composto da una nuova casa padronale, e dai servizi igienici esterni, docce incluse, completi di arredi e sistemazioni esterne.

 

Vivendo in un contesto rurale, la famiglia ha scarso accesso ai servizi primari come acqua e elettricità, che sono più facilmente raggiungibili in città.

Il potenziale del luogo è altissimo: offre possibilità interessanti in termini di spazio, qualità dell’aria, contatto con la natura e la possibilità di vivere numerosi nello stesso luogo in condizioni di comfort.

Il progetto

Uno degli aspetti principali, ancor prima delle soluzioni costruttive, è nella partecipazione: il cantiere diventerà una scuola di apprendimento, un laboratorio di consapevolezza e coscienza attraverso l’autocostruzione guidata.

Abbiamo realizzato un progetto che contribuisce ad aumentare il valore del luogo e alle persone che ci vivono, sfruttando al meglio ogni possibilità paesaggistica e ambientale.

 

Quest’idea si è tradotta in un sistema costruttivo che risponde a delle caratteristiche ben precise: la modularità di un sistema replicabile in base alle esigenze anche future, una metodologia costruttiva che tenga conto della tradizione del luogo, che sia facilmente realizzabile e che permetta alla famiglia Jorejick di instaurare una certa familiarità con il nuovo costruito e gli allestimenti a verde.

La struttura è in bambù, un materiale resistentissimo con capacità meccaniche elevate. Molto diffuso nelle zone della fascia equatoriale, è una pianta che cresce facilmente utilizzabile in edilizia, con i giusti trattamenti.

 

Le funzioni sono divise per blocchi, dove sono accorpate la zona notte e la zona giorno, in modo che le varie attività quotidiane possano essere svolte mantenendo il valore della collettività, vera forza della famiglia Jorejick.

In questo senso i materiali hanno un’importanza essenziale: terra, paglia, fibra di legno, pietra, legno e bambù. Materiali naturali, conformi alla tradizione del luogo, facilmente reperibili, con un basso impatto ambientale ed economico.

 

La nostra scelta si basa sul riutilizzo di tecniche tradizionali per la struttura e le pareti in bahareque e mattoni, l’uso della ventilazione naturale, ecc., integrando dei sistemi tecnologici performanti.

Essendoci una stagione delle piogge e una secca e non avendo un punto di approvvigionamento idrico nei paraggi, abbiamo pensato a un sistema di raccolta delle acque meteoriche, semplice ma efficace.

 

Partecipazione, coinvolgimento, basso costo e tecnologie semplici rendono questo progetto sostenibile non solo dal punto di vista tecnologico e costruttivo, ma anche sociale.

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Rigenerazione urbana: Riqualificazione aree urbane e verdi di Bindua e Monti Agruxiau

 

Anno: 2023

Luogo: Frazioni di Bindua e Monti Agruxiau, Iglesias (SU)

Committente: Comune di Iglesias (SU)

Budget: 1.383.270,00€

Progettisti: Luca Tuveri (capogruppo), arch. Federico Aresu, arch. Alberto Melis, arch. Martina Dettori, arch. Claudio Rosa, ing. Giampietro Tronci, Luigi Usai, arch. Gabriele Casu), ing. Giovanni Depalno, Dott. Geol. Sandro Trastu.

Grafica: arch. Claudio Rosa, arch. Martina Dettori, arch. Federico Aresu, arch. Alberto Melis.

Strategia

L’elaborazione di una strategia di riqualificazione delle aree urbane delle frazioni di Bindua e Monti Agruxiau rappresenta la ricerca di una nuova identità per gli insediamenti minerari, a partire dal riconoscimento delle potenzialità che possono concorrere alla definizione del nuovo assetto paesaggistico.

 

Gli spazi si inseriscono nell’eccezionale paesaggio minerario della valle del Rio San Giorgio e costituiscono un riassunto visivo della macchina territoriale dell’industria mineraria, in tutta la sua imponenza e rilevanza paesaggistica. La frazione di Bindua, al limite occidentale della valle, occupa una posizione strategica: da un lato costituisce l’ultimo nucleo insediativo che può proiettare il territorio di Iglesias verso le spiagge della costa di Gonnesa e, quindi, l’anello di congiunzione tra il paesaggio dell’entroterra e quello costiero; dall’altro gioca un ruolo baricentrico nel sistema di relazioni tra i rilievi che definiscono lo spazio della valle e tra i suoi borghi minerari, anche in considerazione della possibilità di costituire un nodo di collegamento tra i cammini minerari.

 

L’analisi dei luoghi ha evidenziato che il paesaggio minerario contiene, ma nello stesso tempo è contenuto, uno scrigno naturalistico in ripresa, dalla macchia evoluta alla boscaglia di quercus suber e quercus ilex, che stanno progressivamente sostituendo le lande rocciose e le garighe riarse.

 

L’individuazione di questo naturale processo di ripresa, descritto nel suo divenire dalle serie vegetazionali di riferimento della zona, ha ispirato e guidato, assieme agli elementi di matrice antropica, l’approccio alle scelte progettuali. L’area di Bindua può essere letta come centro di nuova consapevolezza ambientale e offerta di servizi, di interesse per l’area vasta compresa tra il borgo minerario di San Benedetto a Nord, il bacino minerario di Carbonia a Sud, la costa di Nebida ad Ovest, e il complesso minerario di Monteponi seguito da Campo Pisano e San Giorgio ad Est.

 

La zona d’intervento diventa il nodo in cui possono coniugarsi la fruizione turistica del territorio sia di tipo ambientale che storico-culturale, grazie ai resti della storia mineraria, con le attività sportive e ricreative. La rigenerazione mira a qualificare le aree come centro di servizi sportivi e turistici, in una prospettiva coerente con la transizione epocale dalla società industriale a quella post-industriale, in cui le attività economiche incentrate sulla produzione manifatturiera hanno lasciato il posto a quelle dedicate al tempo libero.

 

La strategia proposta scommette pertanto sulla sovrapposizione degli utenti potenziali quale fattore di intensificazione degli usi e moltiplicatore dei benefici dell’investimento, definendo un sistema di connessione in cui si alternano spazi e percorsi, soste e movimenti tra i borghi minerari, capace di trascendere nel suo significato urbano e sociale di mero collegamento.

Il Progetto

La pineta di Bindua diventa il baricentro del sistema di spazi urbani che costituisce e il nuovo nodo di riferimento nella rete di itinerari archeologico-minerari e naturalistici.

I tracciati stradali che attualmente si svolgono intorno alla pineta, sono riqualificati in anello ciclabile che integra, coordina e rafforza le funzioni degli spazi sportivi già esistenti.

Il nastro ciclabile incornicia la pineta, determinandone la riconoscibilità e rafforzandone la percezione collettiva di luogo della città. Al contempo costituisce un dispositivo ibrido e molteplice, che integra al suo interno le aree gioco e quelle attrezzate.

Puntuali diradamenti della pineta sono stati mappati come aree di laboratorio ambientale, anche in sinergia con le ordinarie attività scolastiche, in cui giocare con le dinamiche vegetazionali che si innescano.

La pineta costituirà quello spazio selvaggio, ma al contempo urbano e fruibile, in cui i bambini saranno liberi di costruire e distruggere i propri giochi, utilizzando materiali naturali.

 

Un secondo elemento portante è costituito dalla riqualificazione del tratto compreso tra la chiesa e il campo di calcio.

Un intervento che ricalca parte dell’antico tracciato ferroviario e riscopre un elemento significativo della storia e dell’identità del borgo. Sotto il profilo urbanistico e della mobilità urbana si disegna più chiaramente il limite dell’abitato, definendo il sistema di attrezzature urbane a servizio della pineta.

Costituisce inoltre il limite e lo scambio tra mobilità pesante e mobilità dolce, comprendendo gli spazi necessari alla sosta veicolare.

La riqualificazione dell’antico tracciato ferroviario introduce un nuovo spazio pubblico ibrido e polivalente, in parte viale, in parte piazza lineare, in parte parco, che si rafforza progressivamente nelle relazioni urbane che genera: dal sagrato della Chiesa agli allargamenti pedonali disegnati ai bordi della pista ciclabile, sino alla sistemazione terrazzata delle tribune verdi dello stadio.

L’introduzione di un nuovo spazio pubblico sarà dedicato all’accoglienza e all’informazione. Il piccolo padiglione che lo presidia, svolgendo il il ruolo simbolico di porta del parco, avrà funzioni di informazione turistica e stazione di sosta a servizio della rete degli itinerari ciclabili e di visita mineraria, ma anche dei visitatori della vicina Grotta di Santa Barbara.

I contenimenti del bordo pineta, plasmati a diventare sedute, suggeriscono l’uso di piccolo teatro o arena. Si definiscono infine quegli interventi che hanno il ruolo di favorire l’accessibilità delle aree e la loro integrazione nella rete della mobilità e delle relazioni territoriali. Vi sarà un nuovo tratto di pista ciclabile, in sede promiscua, di collegamento tra la pineta e la piazza Monti Agruxiau, in prossimità della quale si collocherà un’ulteriore area di sosta veicolare.

Radure inerbite, cisteti, macchia termofila in evoluzione verso la formazione boschiva a Quercus Ilex, la vegetazione igrofila lungo gli impluvi e le linee d’acqua, costituiscono invece i luoghi d’elezione per il percorso ambientale che si snoda su tutta l’area.

Pannelli descrittivi del contesto naturalistico saranno posti a determinare un percorso didattico che guiderà il fruitore a percepire ed oggettivare il processo di autogenerazione della copertura vegetale in corso.

 

Il progetto di suolo e delle pavimentazioni urbane, rimanda all’identità più profonda del luogo, ovvero all’eccezionalità e alla ricchezza della stratificazione geologica e alla storia della trasformazione del suolo che lo sfruttamento minerario ha operato in questo territorio: forme plasmate dalla meccanica delle terre e ammorbidite dal tempo.

Con lo stesso linguaggio formale possono inoltre evocarsi le funzioni legate alle attività sportive e ludiche. La gravità dei suoli dialoga quindi con la leggerezza degli elementi in elevazione (il padiglione, gli allestimenti interni alla pineta, i pali dell’illuminazione pubblica) che trovano ulteriore riferimento nella fitte linee verticali della pineta. Nella stessa prospettiva si inseriscono le scelte progettuali effettuate per gli allestimenti a verde del parco.

L’analisi della vegetazione dell’area ha indicato chiaramente quali siano i prossimi stadi evolutivi della copertura vegetale spontanea in evidente ripresa, tendente alle formazioni di bosco a Quercus ilex.

Il climax e gli stadi intermedi della serie forniscono i moduli paesaggistici proposti sia come soluzione architettonica, che come soluzione ambientale grazie ai servizi ecosistemici attivati.

I moduli paesaggistici individuati saranno utilizzati in ogni ambito del progetto e costituiranno l’elemento unificante e connettivo tra le forme del costruito e quelle naturali che le accolgono, oltre che punto di forza ambientale.

 

La riqualificazione degli spazi pubblici di Monti Agruxiau prevede la definizione di un nuovo sistema di viabilità integrata (percorsi pedonali, pista ciclabile e aree parcheggio attrezzate) e l’inserimento di aree verdi, al fine di ridurre le attuali isole di calore e rendere questo luogo nodale confortevole.

Attraverso l’ampliamento dei marciapiedi esistenti e la creazione di un’isola centrale si ridefinisce l’assetto funzionale dell’area e il sistema di flussi, che mette in connessione Monte Agruxiau con i siti limitrofi delle aree minerarie dismesse e la viabilità a scala provinciale.

 

La nuova piazza, costituita da superfici pavimentate continue affiancate da aree verdi che danno maggiore respiro agli alberi esistenti e proteggono i visitatori dal traffico veicolare, incornicia la Chiesa di Santa Barbara, quale presenza di maggiore valenza storico-architettonica.

 

Il nastro ciclabile della pineta di Bindua, dispositivo incaricato della distribuzione e della mediazione tra la pineta e le attrezzature sportive, presenterà una sezione variabile, i cui allargamenti integrano le aree specializzate: giochi per bambini, passeggiata, corsa, pista per monopattini, biciclette, skateboard, dislivelli per giochi di arrampicata, slarghi per attrezzature dedicate al fitness, vengono accolti dal medesimo sistema formale.

Le occasioni di gioco ed esercizio risulteranno in questo modo distribuite e in dialogo con il luogo, elementi e materiali della sua rigenerazione.

 

Gli interventi destinati al rafforzamento e alla promozione della attività sportive sono completati dalla realizzazione, attraverso modellazione del suolo naturale e inerbimento delle superfici, di un sistema terrazzato, sistemato a verde con funzione di tribuna per gli spettatori.

Sostenibilità e qualità paesaggistica

Tutti gli interventi avranno massima sostenibilità e minimo impatto ambientale, in base alle indicazioni contenute nei CAM, nelle linee di indirizzo dell’Agenda Onu 2023, oltre che nelle ultime linee guide ISPRA; da qui la scelta di intervenire con un approccio basato sull’utilizzo delle infrastrutture “Verdi e Blu” con soluzioni naturali (Nature Based Solutions). Verranno ridotte le isole di calore incrementando le superfici boscate e l’ombreggio diffuso sulle superfici realizzate in calcestruzzi drenanti, in grado di abbattere le temperature per la microaerazione del corpo drenante.

 

Il progetto degli impianti di illuminazione rispetta i CAM del D.M. 11/10/2017 e garantisce considerevoli risparmi energetici ed una minore necessità manutentiva.

Sarà realizzato un impianto ex novo con sistema di illuminazione a LED con sorgenti luminose a terra, strisce calpestabili e su pali, dotati di proiettori multipli e singoli, orientabili e configurabili su più livelli verticali.

Elementi caratterizzanti la proposta di allestimento degli spazi sono anche i dispositivi di produzione fotovoltaica, che consentiranno di alimentare gli impianti di illuminazione degli spazi sportivi (club-house Bindua, e campi da tennis e calcetto), del nuovo padiglione e ai nuovi dispositivi di ricarica di mezzi elettrici.

Gli impianti potranno essere integrati su coperture e facciate o disposti separatamente a costituire degli ombrai per le aree di sosta delle zone dei campi sportivi.

 

La definizione degli elementi di arredo, oltreché offrire un contributo al dialogo della proposta con il carattere del luogo, è orientata dalle caratteristiche funzionali delle aree.

Le sedute del sagrato saranno realizzate da elementi in calcestruzzo prefabbricato rotocompresso, in continuità cromatica con le pavimentazioni e apparendo pieghe del suolo.

Allo stesso modo gli allestimenti delle aree attrezzate adiacenti l’anello ciclabile avranno le stesse caratteristiche, ma realizzati in opera.

 

I giochi all’interno della pineta, le passerelle panoramiche, le armature stradali e gli elementi puntuali di seduta rimandano invece all’estetica delle carpenterie metalliche e saranno realizzati in lamiere di acciaio corten.

 

Un’ulteriore occasione di valorizzazione degli spazi pubblici è offerta dalla diffuse opere di contenimento, che rappresentano l’elemento ricorrente nel paesaggio urbano sia di Bindua che di Monte Agruxiau. In alcuni casi la proposta dialoga e rafforza questa caratteristica, introducendo un nuovo sistema bastionato che da accesso al del sagrato della Chiesa di San Giovanni.

Nei casi dei manufatti già esistenti invece, le superfici scabre in calcestruzzo possono trasformarsi in muri parlanti, acquisendo una dimensione narrativa o di arte urbana, che può rappresentare la storia e il significato del luogo e migliorare il decoro complessivo dell’abitato.

 

La funzione di orientamento e di valorizzazione del contesto sarà supportata da uno specifico sistema coordinato di segnaletica e grafica ambientale, anche in considerazione del ruolo di nodo della rete sentieristica.

 

Riteniamo che la qualità architettonica nasca principalmente dalla coerenza con il contesto paesaggistico, dalla corretta proporzione e misura degli spazi, dal sistema di relazioni fisiche, percettive e d’uso che tra essi si stabiliscono e solo secondariamente dai materiali che li definiscono.

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Concorso di progettazione “Riqualificazione paesaggistica ed ecosostenibile del Campeggio La Vecchia Torre”

 

Luogo: Gallipoli (LE)

Anno: 2023

Budget: 2.200.000,00€

Committente: Società Camping La Vecchia Torre s.r.l., Gallipoli (LE).

Progettisti: cruu (arch. Gabriele Casu) e arch. Giacomo Puddu + LAUP (arch. Matteo Pittau, arch. Francesca Ganau, arch. Riccardo Onnis).

La strategia

L’elaborazione della strategia di riqualificazione del campeggio “La vecchia Torre”, è rappresentata da un sistema in cui si inseriscono le potenzialità generate dalle peculiarità del territorio, ubicato in un contesto ambientale e paesaggistico di grande pregio e che individua l’area come punto di riferimento nella rete di itinerari naturalistici, culturali ed eno-gastronomici.

 

Il suggestivo paesaggio costiero è costituito, oltre che dalla forte presenza dell’area marina e dell’arenile roccioso, da un’imponente pineta mediterranea, che si estende sul litorale Jonico per oltre 30 km.

 

Il progetto del masterplan ha avuto come principale obiettivo la riqualificazione paesaggistica dei luoghi.

 

La prima vocazione che emerge dall’analisi territoriale effettuata, interpreta le aree d’intervento come nodo in cui possono coniugarsi le fruizioni turistiche del territorio.

La strategia proposta definisce un sistema di connessione tra i vari punti d’interesse esterni all’area d’intervento (cantine Coppola, Torre Sabea, lido di Rivabella e campeggio La Masseria), attraverso una serie di percorsi ciclo-pedonali che si collegheranno alla futura pista ciclabile prevista dal progetto Cyronmed.

 

Gli interventi favoriscono l’accessibilità delle aree e la loro integrazione nella rete della mobilità e delle relazioni territoriali a partire dal campeggio, vero fulcro del progetto: puntuali diradamenti della vegetazione diverranno aree di sosta o di relax, attrezzate per lo sport all’aria aperta e punti di aggregazione.

Il Progetto dell'area

L’idea progettuale è di integrare la pineta con essenze autoctone della macchia termofila a Lentisco e Olivastro, che agevolano la crescita e lo sviluppo di specie arboree della zona come i Lecci (Quercus Ilex), oltre alla bonifica delle specie alloctone.

 

I nuovi impianti di specie arboree autoctone garantiranno, oltre ad un maggiore ombreggiamento e quindi comfort estivo, la salvaguardia del suolo con radici non affioranti e la formazione di una lettiera più organica di quella prodotta dagli aghi di pino.

 

L’attuale sistema di percorsi verrà mantenuto nelle sue parti integre o che necessitano di una manutenzione minima, compatibilmente con le modifiche progettuali.

 

Le nuove pavimentazioni ecologiche e drenanti saranno in terra stabilizzata per i percorsi ciclo-pedonali e carrabili, mentre nelle aree a parcheggio saranno posati i prati armati con gigliati in cls o con sistemi di contenimento del terreno a nido d’ape.

 

È previsto inoltre il riordino e la razionalizzazione degli spazi di sosta veicolare: il parcheggio principale sarà dotato di nuove piantumazioni a leccio per migliorarne l’ombreggiamento e di alcune pergole realizzate in ferro zincato verniciato, alla base delle quali verrà piantata la vite americana, per un maggiore ombreggio naturale. Tale scelta è stata effettuata sia per motivi estetici che funzionali, ma anche per richiamare i vigneti e la produzione vinicola delle cantine Coppola.

 

Gli interventi proposti hanno massima sostenibilità e minimo impatto ambientale.

 

L’insieme delle soluzioni progettuali adottate contengono un approccio olistico alla sostenibilità sotto il profilo:

  • economico, nella definizione delle soluzioni progettuali e dei materiali costruttivi;
  • dei processi produttivi, dalla naturalità e riciclabilità dei materiali, ai costi energetici e ambientali della produzione, sino ai costi di trasporto e posa in opera;
  • ambientale, creando uno spazio verde di qualità migliorando il contesto ambientale senza arrecare danno agli ecosistemi esistenti.

 

Gli interventi proposti mirano a migliorare la qualità dal punto di vista della:

  • fruizione attraverso il riordino delle aree attrezzate e di gioco in un sistema coordinato e appositamente disegnato per inserirsi e relazionarsi al luogo di intervento, che garantiscano una sicura e comoda percorrenza anche ai disabili;
  • polifunzionalità attraverso la creazione di aree ludiche, sportive e ricreative;
  • aumento della permeabilità dei suoli sostituendo parte delle pavimentazioni attuali con nuove drenanti.
Il progetto delle mobil-homes

Il progetto delle mobilhome nasce da un’approfondita lettura del territorio, delle sue risorse naturali e culturali. Il volume rastremato richiama l’iconicità delle tipiche pajare e della Torre Sabea, che svetta nei pressi dell’area di intervento. Le mobilhome sono composte da un volume rifinito all’esterno da materiali naturali e da una copertura in tessuto elastico.

 

Il pacchetto tecnologico prevede una struttura in legno lamellare, composta da pilastri e travi a sezione ridotta, che ospitano dei vani tecnici per il passaggio impianti e scandiscono il ritmo dei rivestimenti interni. Gli elementi della struttura saranno opportunamente trattati, per migliorarne la durabilità in contesto marino. Il pacchetto dei tamponamenti laterali verrà realizzato con due pannelli di multistrato marino con notevole resistenza e qualità estetica. Fra i due multistrato verrà collocati l’isolante in pannelli di fibra di canapa naturale da 10 cm.

 

Il sistema permette una notevole efficienza termica per pareti di così ridotto spessore.

Il pannello esterno di multistrato marino verrà protetto con un rivestimento in canna di fiume, reperibile localmente. I pannelli di rivestimento saranno facilmente sostituibili e aiuteranno la protezione del volume favorendo la sua integrazione nell’ambiente naturale.

Nel solaio inferiore la fibra di canapa viene sostituita da pannelli di fibra di legno calpestabili.

Il pavimento sarà realizzato con una fibra naturale composta da lino ossidato e polimerizzato, polvere di legno, pigmenti inalterabili e resine naturali, calandrati su supporto di tela di juta.

Al di sotto nello spazio tecnico vi sarà l’alloggiamento del serbatoio per lo stoccaggio delle acque meteoriche e del primo trattamento delle acque reflue.

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